11 giugno 2016
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  • 14 giugno 2016

CONCERTO ZERO – L’immagine più potente

Sulla nostra pagina Facebook trovate un massiccio album fotografico che riguarda il Concerto Zero, tenutosi al Teatro Pazzini di Verucchio l’11 giugno e che vi farà rivivere moltissimi istanti salienti dello show. C’è però un’immagine che non posteremo in quell’album. E’ l’immagine più potente, quella più simbolica in assoluto, quella che ci porteremo dentro per anni e che per noi incarna davvero tutta la matassa di emozioni forti del Live. Vi sorprenderà: è questa!

Black

Non è uno scherzo…lasciateci spiegare 😉

Il Concerto Zero è partito con una prima “fase” in cui siamo rimasti seduti sul palco intervistati da Silvia, la conduttrice della manifestazione, nonché organizzatrice dell’evento con l’associazione culturale Gruppo Spread. Abbiamo creato un bel contatto col pubblico. Abbiamo raccontato le nostre radici e i nostri progetti. Non eravamo tesi. C’era il nostro amico Mattia Tory Guerra che suonava il pianoforte sulle belle voci di Rachele e Annaluna, c’erano le fantastiche Lisa, Ilaria e Sofia che danzavano e c’era quel mattacchione di Andrea Tamagnini a stemperare l’atmosfera. Tutto filava liscio, una bella chiacchierata in stile intervista radiofonica. Eravamo tranquilli, proprio in relax. Poi a un certo punto ci mandano a prepararci. Tocca a noi. E’ il nostro primo concerto. Lavoriamo al sound della band da diverso tempo ma gli impegni sono stati davvero tantissimi per arrivare a questa data Zero ed è davvero troppo breve il momento in cui ti rendi conto che l’attesa è finita e che le chiacchiere da questo preciso istante in poi stanno a zero. Corri nei camerini, torna in te, pensa alla scaletta. Il sipario si chiude. C’è tempo per cablare gli strumenti. Tutto è già settato, basta ri-accendere i motori e loro tuoneranno. Dov’è il Filo, il bassista? Sta arrivando!! Benissimo, ci siamo tutti. Ultima revisione all’accordatura della chitarra. E ad un tratto, come vi dicevamo…arriva QUESTO!!!

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150 persone là fuori che vogliono una band all’altezza di due mesi di promozione. Silvia e Andrea che prendono tempo col pubblico per darci modo di armarci e fare fuoco. E poi si spengono le luci e per almeno un minuto non vedi più NIENTE. Il buio è pesto. Ma pesto davvero. Credo non ci sia un buio a cui paragonare QUEL buio. Ognuno di noi sa che lì vicino ci sono gli altri tre della band, ma non li vede, non li sente. Parte una musica altissima. Una musica epica che dovrebbe caricarci prima di scatenare l’inferno, ma che invece sortisce l’effetto contrario. Non ci voleva… Arriva il panico. In quel dannato buio o cominci a piagnucolare o trovi un motivo per tirare fuori le unghie. La musica cresce ancora di intensità. Ci hanno lanciati, tocca quasi a noi. Sfilano mesi di sacrifici, impegno, passione, rabbia, irritazioni feroci, motivazione cieca, buoni propositi e fatica a sproposito. Sfilano le ragioni per le quali sei lì a sfidare il mondo e improvvisamente ricordi che tutto ciò che hai fatto l’hai fatto proprio per trovarti nella pancia di quel buio. Il cerchio si chiude, la cosa ha un senso. Non è un cane che si morde la coda. Semmai è un loop armonioso che comincia a scaldarsi elettricamente. E’ una stella cometa che misteriosamente non si estingue. E’ un equilibrio perfetto. E’ la rabbia luminosa, la contraddizione in termini, l’energia pura, l’oscenità del rock. Dieci secondi prima che si apra il sipario una luce tenue ci permette di guardarci in faccia. Le facce preoccupate trovando gli occhi gli uni degli altri entrano in connessione con le rispettive volontà che cominciano a battere all’unisono come dei cuori nucleari. Questo è il momento esatto in cui aprono il palco. E corrisponde perfettamente col momento in cui decidiamo di essere chi vogliamo essere: NOI.

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